Tra le storie curiose che affiorano dai manoscritti della civilia della diocesi dei marsi ve ne sono alcune provenienti dai graziosi paesi che si affacciano e sono bagnati dal quel mitico fiume che risponde al nome di Giovenco:
Ortona dei Marsi in primo luogo. le carte le carte che vada man mano esaminando sembrano, a primo sguardo, prive di elementi interessanti. Ma basta pazientare un pochino e vengono fuori fatti strabilianti che potevano accadere solo dalle nostre parti.
ad esempio quello della farmacia di ortona dei marsi: o, meglio, della spetiatria. Vediamo brevemente di che si tratta: Ortona dei Marsi, già nei secoli XVII - XVIII aveva non solamente il medico chirurgo ma perfino un farmacista eccezzionale che sapeva svolgere anche le funzioni di medico, di mago e di esperto per tutti i problemi di salute fisica e psitica. In realtà , il nostro farmacista, che operò come tale negli anni 1718 - 1719, era un giovane prete del luogo, un certo Don Amico Gizzi, il quale aveva ritenuto più redditizia la professione di "spetiale" che quella di sacerdote, si era messo a vendere intrugli medicamentosi e ricette per tutti gli usi e consumi.
Tra le Pagine del Fascicolo riguardante questo caso originale, è contenuto un documento particolarmente interessante: si trtta di un libriccino di conti e di appunti intitolato;" Debitori della spediatria: 1718 Maggio principia, e finisce al Maggio del 1719".
tra le curiosità di questo prezioso taccuino credo siano da trascrive alcune, anche perchè servono a dimostrare quanto di poco popolare vi sia spesso in quello che generalmente vengono chiamate credenze e usanze popolari.ad esempio, un rimedio per li Morroide, così come veniva suggerito dall'intraprendente farmacista:" Prendere una pannocchia viva con ponervi in detta dentro aglio, facendola bollire sin che sia disfatta e si usi detto rimedio conforme dissi".
Tuttavia, quel che risulta più straordinario è che tra le ricette inserite nel taccuino, ve n'era una che anticipa di sue secoli e mezzo un rimedio cui corrono spesso le donne d'oggi: la pillola anticoncezzionale chiamata dal gizzi pillola uterina. L'esperimento durò appena un anno: infatti questo geniale alchimista aveva commesso alcuni errori. Primo errore: le dosi eccessive, per cui alcuni malati invece di guarire sene andavano rapidamente all'altro mondo. Secondo errore: quello di aver inserito tra le varie ricette, anche il seguente appunto: Per incantare li sbirri di notte.
E, secondo lui, per "incantare" le guardie di notte bastava pronunciare la semplice formula:
" ego + sum + quem + queritis + sine + deus + abiret".
ogni parola doveva essere accompagnata da una croce segnata sul petto. Messi in sospetto soprattutto da questa strana pagerina, gli inquirenti credendo di avera che fare con un terrorista, lo mandarono sotto processo. E così molto miseramente nel maggio del 1719 finì il primo esperimento di Saub o di Unità sanitari Locale nella marsica.